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COLESTEROLO e STATINE Vediamo un pò di storia.

Aggiornamento: 8 lug 2019

Nascimben Andrea




Ad oggi, circa 280 milioni di persone al mondo assumono Statine

La comunità scientifica agli esordi , ovvero tra la fine degli anni '70, e soprattutto a partire dagli anni ’80, accoglie con grande favore la novità delle statine perché finalmente si aveva una pasticca miracolosa che abbassava quel maledetto “killer” del colesterolo.




Successivamente, dopo circa 10-15 anni di approcci terapeutici a base di statine, almeno una parte dei clinici, iniziano a nutrire forti dubbi sulla reale efficacia del principio attivo, ma soprattutto sul razionale scientifico che lo supporta.

In questi ultimi 15 anni, molte evidenze (soprattutto statistiche) hanno dimostrato come il colesterolo non possa essere la vera causa eziologica dei disturbi cardio vascolari, ma semplicemente un fattore di rischio, in particolare se vi sono determinate altre condizioni cliniche, come iperglicemia e ipertensione.


Nel tempo alcuni dati dimostrano, non solo una ridotta efficacia in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari, ma di quanto il colesterolo fosse solo marginalmente responsabile degli eventi cardiovascolari fatali e non fatali.


Giusto per citare alcuni autorevoli voci della comunità medica, in un primo momento favorevoli alle Statine, ma nel corso della loro pratica clinica, deventano sempre più scettici,è il Prof john Abramson docente della haward medical school, il quale in un’intervista, riporta:

avevamo creduto agli studi pubblicati sulle principali riviste scientifiche , così come la gran parte dei medici aveva fatto, perché si era pensato, se sono stati pubblicati , erano stati anche controllati dai revisori alla pari i cosi detti “peer review” e pertanto affidabili , con il tempo ci siamo accorti che avevamo creduto a studi costruiti sulla base di ragioni economiche“


Anche il Dott. Michelle de Logeril cardiologo ricercatore del CNRS, riferisce:

Nei primi anni duemila ci siamo resi conto che in realtà le prove portate dall’industria erano state costruite a tavolino, minimizzando gli effetti collaterali e amplificando gli effetti terapeutici. Infatti quando l’autorità pubblica statunitense (FDA) ha deciso di cambiare i protocolli con cui effettuare lo studio sui farmaci, quelli sulle statine iniziavano a dare risultati ben diversi dai precedenti”.



Come illustra molto bene l'immagine, la placca aterosclerotica composta ANCHE da colesterolo, non si "appiccica" alla parte interna del vaso, bensì al di sotto di essa. Per potersi realizzare è necessario che vi sia una lesione dell'epitelio vascolare ( il tessuto di rivestimento interno del vaso) e solo allora inizierà l'infiltrazione dei vari composti del sangue e di altri tessuti.


Chi volesse approfondire, può leggersi i dati dei 4 studi più autorevoli fatti sulle statine: Woscops, lipid, Care, 4s . In tutti e 4 i risultati in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari sono davvero risibili; con l’2-3 % di riduzione del rischio cardiovascolare e solo del 1-2% la riduzione degli indici di morte per malattie cardio vascolari, ma nessuna diminuzione si è registrata se consideriamo tutte le cause di morte.


Che il colesterolo debba essere tenuto il più basso possibile è una follia senza alcun principio scientifico” sostiene un altro medico ricercatore, il Dott. Mikael Rabaeus cardiologo ospedaliero.



Ma da dove parte questo grande equivoco?


Tutto ha inizio dal famoso studio di Ancel keys, il Seven country study”

Nella sua ricerca, il Biologo Americano, secondo molti autorevoli studiosi, orienta un po' gli esiti della ricerca.

Uno studio importante che coinvolge, a metà degli anni 50 , circa 12.000 persone di 7 paesi diversi, tra i quali anche 1700 in Italia. Nel nostro paese, si evidenzia che non si muore di malattie cardiovascolari e che guarda caso il colesterolo risulta molto basso, rispetto ad altri paesi presi in esame.Per Ancel Keys , il dado è tratto.


Decide però di non tener contodi altri importanti fattori, come la forte restrizione calorica e la costante attività fisica alla quale erano sottoposte le popolazioni studiate e dunque a corredo di questo stile di vita, anche i livelli di glicemia così come la pressione arteriosa, risultano molto bassi.


Per non parlare dell’IMC, tutti soggetti mediamente in sottopeso, rispetto alle tabelle mediche di oggi e in costante restrizione calorica.


Considerazioni che avrebbero potuto modificare in maniera determinante il peso attribuito al colesterolo.


Si preferisce prendere di mira un grasso forse perché più intuitivo pensare e far pensare all’opinione pubblica che sia un grasso ad ostruire le arterie piuttosto che addentrarsi troppo in altri meccanismi, che almeno in parte nemmeno si conoscevano; come iperglicemia e sovrappeso fattori eziologici e stimolatori di infiammazione soprattutto endo vascolare.


Insomma si preferisce adottare una sola tesi: Colesterolo LDL basso = bassa incidenza di malattia cardiovascolari.


Quindi invece di riportare Tutti i dati e formulare poi un ipotesi, Il ricercatore Americano, fa prima un ipotesi (poco colesterolo e poche malattie ischemiche miocardiche) e poi cerca i dati a suffragio di questa tesi, evitando di riportare tutti quegli elementi che avrebbero potuto pregiudicarla (come molta attività fisica, dieta ipocalorica ,IMC basso).


Sull'American Heart Journal (gennaio 2009) è apparso uno studio che ha analizzato ben 137.000 pazienti ricoverati presso gli ospedali degli Stati Uniti con un attacco di cuore. Ebbene, nel