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Disinformazione sistematica: tumore malattia della vecchiaia


Nascimben Andrea


Il giornale online, "Quotidianosanità.it", punto di riferimento per molti utenti, in ordine ad informazioni su farmaci, malattie e ultime novità in campo medico-diagnostico e terapeutico. In uno dei suoi numerosimi articoli,scrive il seguente titolo:


"Tra gli over 70 diagnosticato il maggior numero di neoplasie: oltre il 50% del totale" (http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?approfondimento_id=6944)


Di seguito, viene spiegato , ricalcando la posizione ufficiale della medicina convenzionale, che il tumore è una sostanziale malattia della vecchiaia.


Si legge:

" 21 NOV - L’invecchiamento è un fattore determinante nello sviluppo del cancro. Con l’avanzare dell’età, infatti, viene meno la capacità di riparazione cellulare dell’organismo. Nell’anziano (over 70) il rischio oncologico può essere “anche 40 volte più alto di quello di una persona giovane” .




Non si può non mettere in evidenza la volontà degli autori di manipolare saggiamente i dati;

questi signori omettono di dire che:

Se è vero come è vero che il rischio di incorrere in malattia oncologica è 40 volte più alto negli anziani , bisognerebbe altresì raccontare che il rischio cardiovascolare è di 52 volte superiore ad una persona giovane e quello cerebrovascolare di 48 volte.



Ma gli autori proseguono:

"e 4 volte superiore rispetto a un individuo di media età (40-59 anni).


Proprio “tra gli over 70 viene diagnosticato il maggior numero di neoplasie” (oltre il 50% del totale)., ecc... "


Ignorando che:

Il 38% dei malati di tumore (dati ISTAT 2016) è compresa nella fascia di età che va dai 60 ai 70 anni.

Nella fascia di età 45-64, la causa tumorale, risulta essere al PRIMA causa di morte (immagine sotto).


Dati e immagine dell'archivio ISTAT






Dati quelli dell'ISTAT appena illustrati molto diversi da quelli diffusi da mass media e medici


La fascia over 90 registra il tumore solo come QUINTA causa di morte, dopo quelle di natura cerebro-vascolare, cardio-vascolare, respiratorie, ed infettive.


Dati e immagini dell'archivio




E' vero che il 23% delle morti per tumore, proviene dalla fascia over 90 anni, ma è altrettanto vero che il 40% delle morti per cause cerebrovascolari e il 30% di quelle cardiovascolari, provengono da questa fascia di età. Questo significa soltanto che più si è anziani e più si muore di qualche malattia e non che il tumore sia la malattia della vecchiaia.





SECONDO spunto di riflessione

Quando si parla di morti per tumore, dovete fare molta attenzione quando nelle statistiche vi inseriscono due confronti con dati di diversa natura. Per esempio, citando sempre il confronto tra i due trienni, 1993-1995 e 2003-2005, le morti ogni 100 mila abitanti risultano rispettivamente di 311 e 310, rimanendo sostanzialmente stabili, ovvero non vi è stato alcun calo delle morti, nel corso di 10 anni.

Image


Ma se non tengo conto dell'invecchiamento della popolazione avvenuta nei dieci anni successivi (ovvero tra 1993 e il 2003) il dato cambia notevolmente passando dai 311 ai 266 per 100 mila abitanti, generando nell'opinione pubblica, l'illusione che vi sia stato un calo del 14% delle morti per tumore negli ultimi 10 anni.


In sostanza si sostiene che poiché l’aspettativa di vita dieci anni più tardi (dal 1995 al 2005) è cresciuta di 2 anni, un numero maggiore di anziani sarebbe comunque morta. Ma questa è solo un’ipotesi, perché i dati dicono ben altra cosa: i grafici che vi ho appena illustrato dimostrano che i più anziani muoiono soprattutto di malattie cardio e cerebro vascolari e non di tumore. Loro danno per assunto di verità che se la vita media fosse stata la stessa del 1995, nel 2005 i morti sarebbero stati 266 e non 311.


Con un incremento della vita media del 4% circa, con i loro calcoli (?) sottraggono dal numero delle morti il 16% circa(45 morti).


In realtà il Tasso di incidenza delle malattie tumorali, risulta in crescita, come mostrano i numero (fonte AIRTUM) sotto indicati: nel triennio 1993-1995, 619 casi su 100 mila persone della popolazione generale nel triennio 2003-2005, 693 casi su 100 mila persone della popolazione generale, (con un aumento del 12 % circa)


Questo dato, potrebbe indurre il lettore a pensare che se le morti rimangono stabili (ovvero a 310 casi su 100 mila persone) ma contemporaneamente l'incidenza aumenta, significa che ci sarà più gente che “guarisce” (ovviamente grazie ai farmaci....).


In realtà è così, ma si confronta un periodo storico (non casualmente) in cui gli screening per la diagnosi precoce non si facevano (periodo pre 1995) con un periodo successivo, in cui sono stati diffusamente effettuati dai pazienti delle categorie cosi dette a rischio (over 50 anni). Questa pratica ha individuato anticipatamente molti casi di tumore, incrementando notevolmente la prevalenza. Il fatto di individuarne di più, consente di migliorare l'indici di prevalenza tra sopravvissuti a 5 e a 10 anni, dando l'impressione che si sopravvive più a lungo.


In questo modo, si falsa anche la percentuale dei cosi detti "guariti", ovvero di coloro che dopo un certo numero di anni (a seconda della sede tumorale), hanno delle aspettative di vita sovrapponibili a quelle dei non malati di cancro.


In sostanza, per far meglio capire il concetto, se riesco ad anticipare la diagnosi di 6-7 anni ( come è accaduto mediamente per i tumori sottoposti a diagnosi precoce; mammella, prostata, intestino, utero), trascorsi solo 3 anni, posso dimostrare che il paziente è sopravvissuto 10 anni (lungo sopravvivente) e che le sue aspettative di vita sono paragonabili a quelle del resto della popolazione, incrementando gli indici di "guarigione".


In realtà si tratta dei medesimi tumori di un tempo, individuati soltanto anticipatamente ( e quindi presenti in una forma meno avanzata e pertanto più aggredibili chirurgicamente)


Ciò nonostante, gli indici di morte sono rimasti sostanzialmente gli stessi negli ultimi 40 anni, come sinteticamente riportato dai due grafici dell'istituto tumori di Milano. L'età media dei malati di tumore al colon oggi è di 63 anni, negli anni 80 era di 69.




Qualcuno diceva che se li torturi a dovere , i dati, ti potranno dire qualsiasi cosa, ecco la "medicina farmaceutica" fa questo quotidianamente.


Buona Informazione a tutti



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