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LA MIA PERSONALE BATTAGLIA CONTRO LA FIBROMIALGIA

Aggiornamento: feb 2

Nascimben Andrea




Oggi voglio raccontarvi una personalissima vicenda di malattia; la FIBROMIALGIA.


Fibromialgia è il termine attualmente preferito per definire il dolore osteo-muscolare diffuso, o localizzato ad una o più articolazioni.

Nel mio caso i dolori erano concentrati sulle spalle, in particolar modo quella di sinistra.

Un dolore comparso gradualmente, in forma intermittente, circa 3 anni fa e che lentamente si andava sviluppando in forma sempre più ingravescente.



Ma le “alterazioni” di carattere organico (o psico-organico o forse organico-psichico) non erano circoscritte ai soli dolori di natura osteoarticolare.

Purtroppo parallelamente a questo, soffrivo di irregolarità intestinale, frequente dissenteria, feci con presenza di sangue (neanche tanto occulto) e poliposi intestinale. Per molti anni sono andato avanti in queste condizioni.

E visto che non volevo farmi mancare proprio niente, ogni 3-4 mesi, il mio “saturo” organismo, mi presentava delle “bandierine rosse” di avvertimento scatenando dolorosissime coliche colecistiche.

Ma nel racconto di oggi, tralasceremo tutti questi aspetti e ci concentreremo su un singolo evento: la Fibromialgia.


Come ho accennato, i dolori osteoarticolari alla spalla, erano divenuti sempre più ingravescenti, non mi abbandonavano mai, notte e giorno. L’utilizzo dell’arto sinistro diventava via via un problema sempre più grande; tutti i movimenti di abduzione (allontanamento del braccio dal corpo) mi procuravano fitte in profondità nei tessuti e l’elevazione dell’arto sopra la testa impossibile.


Dovevo attuare particolari posizionamenti (con leve e appoggi di scarico) per poter trattare i pazienti sul lettino, senza accusare troppo dolore e soprattutto senza che si potessero accorgere dei miei sintomi (un Osteopata che ha continui dolori articolari, non è un "bravo Osteopata").

Qualsiasi movimento, anche il più banale e scontato per la gente comune, per me era diventato fonte di dolore.

Versare l’acqua dalla bottiglia al bicchiere con il braccio sinistro era divenuto complicatissimo, come sollevare l’ometto per prendere una camicia mi procurava un dolore trafittivo. Indossare la camicia impossibile, senza accentuati compensi di tutta la spalla per agevolare l’ingresso del braccio nella manica.

Utilizzare una presa di un oggetto, anche leggerissimo come uno spazzolino da denti, per più di 30 secondi mi procurava un bruciore muscolare intensissimo, che mi imponeva di alternare destra e sinistra continuamente.

Ero arrivato a non poter nemmeno più tenere il telefonino in mano con il gomito flesso, perché mantenere per più di un minuto questa posizione, comportava perdita di sensibilità e dolore all’articolazione del gomito. Anche mantenersi in posizione seduta con ginocchio in flessione, mi procurava grandi fastidi.

Nel letto dovevo disporre gambe e braccia perfettamente diritte, un piccolo piegamento di un ginocchio o di un gomito mi procurava forti parestesie (arto “informicolato”)


Insomma un inferno, ma sempre opportunamente celato da un’apparente normalità.


Al dolore fisico si associavano disturbi sempre più marcati del sonno, difficoltà di concentrazione e di memoria.

Insomma la qualità della vita era diventata davvero scadente, ma continuavo apparentemente a celare il tutto molto bene.