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ASPETTATIVA DI VITA (vita Media)

Aggiornamento: 23 lug 2019

Nascimben Andrea






Il tasso di vita o speranza di vita è un indicatore statistico che esprime il numero medio di anni della vita che ogni neonato ha, come probabilità di vivere al momento della nascita.

L'aumento dell'aspettativa di vita è la conseguenza di bassi tassi di mortalità in età infantile o giovanile e vi contribuisce anche l’abbassamento dei tassi di mortalità evitabile quali le morti per cause iatrogene e incidenti (lavoro, automobilistici, ecc..)

E’ spesso all'origine di grossolani fraintendimenti, quando si afferma, in maniera semplicistica che l'alta speranza di vita di cui gode una certa popolazione ha come conseguenza l'aumento della popolazione anziana (si parla a volte di invecchiamento della popolazione).





Partiamo con una semplice ipotesi numerica:

50 persone vivono mediamente 70 anni

50 persone vivono mediamente 1 anno

La vita media è di 35,5 anni, ma non significa che tutti muoiano davvero a 35 anni.


Se vogliamo vedere se davvero oggi si diventa piu anziani rispetto ad un tempo è necessario escludere la mortalità infantile. E’ un dato che va epurato sia nel calcolo di oggi sia in quello del passato.

Oltre tutto la riduzione della mortalità infantile è dipesa solo marginalmente da intervento medico (fase perinatale) e solo in piccolissima parte da quello farmacologico (vaccini), come vedremo piu avanti, ma piuttosto i dati epidemiologici ci suggeriscono che ciò è dovuto prevalentemente a condizioni igienico sanitarie e sociali nettamente migliorate rispetto al passato.


Un accenno alla mortalità infantile

Nel 1895 la mortalità sotto i 5 anni in Italia era pari a 326 per mille (32,6%). In Europa del 19 esimo secolo, le cause di morte erano sovrapponibili a ciò che accade oggi in Africa e in altri paesi in via di sviluppo: malattie gastrointestinali, malattie alle vie respiratorie. Mentre molto più rare le tubercolosi.


Altre cause di morte erano connesse alla malnutrizione (come rachitismo e pellagra), dissenteria e cause di origine perinatale e malformazioni congenite.


Il dato interessante è che il tasso di mortalità complessivo si riduce notevolmente nel periodo tra le due guerre, passando dal 22% dei primi anni ’20 al 15% della fine degli anni ’30.

Per poi scendere in maniera considerevole dal 45 in avanti, il chè coincide “stranamente” con l’abbandono graduale della pratica del parto domestico.

Per arrivare sotto il 5% negli anni Sessanta, al 3,5% negli anni settanta, fino a raggiungere ai giorni nostri il 3 per mille (0,3 % )




Il ricercatore americano, John B. McKinlay , ritiene: “In generale, leggendo i dati, le misure mediche (sia chemioterapici e profilattici) sembrano aver contribuito poco al calo generale della mortalità negli Stati Uniti dal 1900 in avanti, essendo stati introdotti diversi decenni dopo un netto calo che si era già evidenziato, nei decenni precedenti” ([5] John B. McKinlay and Sonja M. McKinlay, “The Questionable Contribution of Medical Measures to the Decline of Mortality in the United States in the Twentieth Century,” The Milbank Memorial Fund Quarterly, Health and Society, vol. 55, no. 3, summer 1977, p. 425.)





Altri studi, analizzando i dati epidemiologici, hanno stimato che il beneficio effettivo per taluni infezioni, più in particolare a : influenza, difterite, pertosse, la poliomielite, è attribuibile alla pratica vaccinatoria di massa solo per il 2-4 % , mentre la restante percentuale è stato legata a fattori di miglioramento ambientale (sociale, civile, nutrizionale)


Nel caso del morbillo, nel 1987 si inizia con le prime vaccinazioni e nel corso di 15 anni si va a regime. I casi passano da 30-70 mila casi di contagio deli primi anni '80, ai 2000-3000 casi del 2001, per arrivare ai 600-2000 casi degli anni successivi.


Il chè corrisponde ad un abbattimento del 92%. Ma si tratta del 92% del 4% , perché il restante 96% era già stato abbattuto dalle conquiste socio economiche.

Infatti, le morti passano da 80-100 casi di morte su diecimila nati vivi dei primi anni del '900 a 1-2 morti dei primi anni ‘80.


I fattori che hanno contribuito in maniera significativa alla dimunzione della mortalità infantile e dunque che hanno determinato conseguentemente l'aumento della "vita media" sono state le opere di civilizzazione, come si evince dal grafico sotto.





Un secondo fenomeno, che spesso viene citato a vanto della statistica medica è l'aumento del numero di anziani (over 65) rispetto al passato.

L’aumento della fascia di anziani over 65 è un dato oggettivo ma è solo in piccola parte attribuibile all'aumento dell’età anagrafica, ma piuttosto legato al fatto che le numerose generazioni nate fra i primi anni '20 e i primi anni '40, oggi anziane (età compresa tra i 75 e i 95 anni) unitamente ai bassi tassi di natalità di oggi (vedere grafico sotto), hanno creato un'elevata percentuale di anziani rispetto alla totalità della popolazione.



Nelle due decadi tra gli anni '20 e '40 infatti si registra un aumento degli indici di natalità, con una media di 900 mila -1.milione di nascite all’anno. Tutte questi ex neonati, oggi si trovano ad avere un’età compresa tra i 75 e i 95 anni.

Stiamo parlando di circa 19-20 milioni di persone nate nelle due decadi sopra indicate, alle quali dobbiamo sottrarre un 18-20% dei nati che moriva entro i primi 5 anni di vita (mortalità infantile), ovvero circa 3,5 milioni di persone.

Di questi 16-17 milioni di nati, attualmente abbiamo circa 12 milioni di over 75 e 13,5 milioni se parliamo di over 65


E’ naturale che con numeri di questo tipo, avere potenzialmente un'ampia popolazione anziana oggi sono maggiori, rispetto ad un tempo.

Diverso sarebbe stato il dato, se invece di 16 milioni di persone nate, fossero per esempio, nate solo di 1,6 milioni.


Un altro picco di natalità, lo si registra, storicamente, nella metà degli ani ‘60 (1964-1967) con medie di 1.100.000 unità di nati. Per queste generazioni però la possibilità di arrivare alla grande età saranno probabilmente inferiori rispetto alle generazioni passate, poichè la loro alimentazione si è basata essenzialmente su cibi altamente processati dall’industria ed estremamente ricchi di chimica alimentare. Agli additi chimici, va aggiunta la chimica ambientale e quella di origine farmaceutica.


Credo che le aspettative di vita per questa future anziane generazioni saranno nettamente inferiori e se dovessero essere paragonabili alle attuali, lo saranno accompagnate da malattia precoe e in comorbilità (più malattie contemporaneamente)




Valutazione numerica dei dati in ordine alla “vita media”:

(fonte dei dati: ISTAT)


Mortalità infantile e popolazione

la mortalità infantile nel 1887 era del 34,5 % pari a 399.505 decessi

la mortalità infantile nel 1950 era del 9,5 % pari a 86.545 (47 milioni popolazione totale)