ASPETTATIVA DI VITA (vita Media)

Aggiornamento: 23 lug 2019

Nascimben Andrea






Il tasso di vita o speranza di vita è un indicatore statistico che esprime il numero medio di anni della vita che ogni neonato ha, come probabilità di vivere al momento della nascita.

L'aumento dell'aspettativa di vita è la conseguenza di bassi tassi di mortalità in età infantile o giovanile e vi contribuisce anche l’abbassamento dei tassi di mortalità evitabile quali le morti per cause iatrogene e incidenti (lavoro, automobilistici, ecc..)

E’ spesso all'origine di grossolani fraintendimenti, quando si afferma, in maniera semplicistica che l'alta speranza di vita di cui gode una certa popolazione ha come conseguenza l'aumento della popolazione anziana (si parla a volte di invecchiamento della popolazione).





Partiamo con una semplice ipotesi numerica:

50 persone vivono mediamente 70 anni

50 persone vivono mediamente 1 anno

La vita media è di 35,5 anni, ma non significa che tutti muoiano davvero a 35 anni.


Se vogliamo vedere se davvero oggi si diventa piu anziani rispetto ad un tempo è necessario escludere la mortalità infantile. E’ un dato che va epurato sia nel calcolo di oggi sia in quello del passato.

Oltre tutto la riduzione della mortalità infantile è dipesa solo marginalmente da intervento medico (fase perinatale) e solo in piccolissima parte da quello farmacologico (vaccini), come vedremo piu avanti, ma piuttosto i dati epidemiologici ci suggeriscono che ciò è dovuto prevalentemente a condizioni igienico sanitarie e sociali nettamente migliorate rispetto al passato.


Un accenno alla mortalità infantile

Nel 1895 la mortalità sotto i 5 anni in Italia era pari a 326 per mille (32,6%). In Europa del 19 esimo secolo, le cause di morte erano sovrapponibili a ciò che accade oggi in Africa e in altri paesi in via di sviluppo: malattie gastrointestinali, malattie alle vie respiratorie. Mentre molto più rare le tubercolosi.


Altre cause di morte erano connesse alla malnutrizione (come rachitismo e pellagra), dissenteria e cause di origine perinatale e malformazioni congenite.


Il dato interessante è che il tasso di mortalità complessivo si riduce notevolmente nel periodo tra le due guerre, passando dal 22% dei primi anni ’20 al 15% della fine degli anni ’30.

Per poi scendere in maniera considerevole dal 45 in avanti, il chè coincide “stranamente” con l’abbandono graduale della pratica del parto domestico.

Per arrivare sotto il 5% negli anni Sessanta, al 3,5% negli anni settanta, fino a raggiungere ai giorni nostri il 3 per mille (0,3 % )




Il ricercatore americano, John B. McKinlay , ritiene: “In generale, leggendo i dati, le misure mediche (sia chemioterapici e profilattici) sembrano aver contribuito poco al calo generale della mortalità negli Stati Uniti dal 1900 in avanti, essendo stati introdotti diversi decenni dopo un netto calo che si era già evidenziato, nei decenni precedenti” ([5] John B. McKinlay and Sonja M. McKinlay, “The Questionable Contribution of Medical Measures to the Decline of Mortality in the United States in the Twentieth Century,” The Milbank Memorial Fund Quarterly, Health and Society, vol. 55, no. 3, summer 1977, p. 425.)





Altri studi, analizzando i dati epidemiologici, hanno stimato che il beneficio effettivo per taluni infezioni, più in particolare a : influenza, difterite, pertosse, la poliomielite, è attribuibile alla pratica vaccinatoria di massa solo per il 2-4 % , mentre la restante percentuale è stato legata a fattori di miglioramento ambientale (sociale, civile, nutrizionale)


Nel caso del morbillo, nel 1987 si inizia con le prime vaccinazioni e nel corso di 15 anni si va a regime. I casi passano da 30-70 mila casi di contagio deli primi anni '80, ai 2000-3000 casi del 2001, per arrivare ai 600-2000 casi degli anni successivi.


Il chè corrisponde ad un abbattimento del 92%. Ma si tratta del 92% del 4% , perché il restante 96% era già stato abbattuto dalle conquiste socio economiche.

Infatti, le morti passano da 80-100 casi di morte su diecimila nati vivi dei primi anni del '900 a 1-2 morti dei primi anni ‘80.


I fattori che hanno contribuito in maniera significativa alla dimunzione della mortalità infantile e dunque che hanno determinato conseguentemente l'aumento della "vita media" sono state le opere di civilizzazione, come si evince dal grafico sotto.





Un secondo fenomeno, che spesso viene citato a vanto della statistica medica è l'aumento del numero di anziani (over 65) rispetto al passato.

L’aumento della fascia di anziani over 65 è un dato oggettivo ma è solo in piccola parte attribuibile all'aumento dell’età anagrafica, ma piuttosto legato al fatto che le numerose generazioni nate fra i primi anni '20 e i primi anni '40, oggi anziane (età compresa tra i 75 e i 95 anni) unitamente ai bassi tassi di natalità di oggi (vedere grafico sotto), hanno creato un'elevata percentuale di anziani rispetto alla totalità della popolazione.



Nelle due decadi tra gli anni '20 e '40 infatti si registra un aumento degli indici di natalità, con una media di 900 mila -1.milione di nascite all’anno. Tutte questi ex neonati, oggi si trovano ad avere un’età compresa tra i 75 e i 95 anni.

Stiamo parlando di circa 19-20 milioni di persone nate nelle due decadi sopra indicate, alle quali dobbiamo sottrarre un 18-20% dei nati che moriva entro i primi 5 anni di vita (mortalità infantile), ovvero circa 3,5 milioni di persone.

Di questi 16-17 milioni di nati, attualmente abbiamo circa 12 milioni di over 75 e 13,5 milioni se parliamo di over 65


E’ naturale che con numeri di questo tipo, avere potenzialmente un'ampia popolazione anziana oggi sono maggiori, rispetto ad un tempo.

Diverso sarebbe stato il dato, se invece di 16 milioni di persone nate, fossero per esempio, nate solo di 1,6 milioni.


Un altro picco di natalità, lo si registra, storicamente, nella metà degli ani ‘60 (1964-1967) con medie di 1.100.000 unità di nati. Per queste generazioni però la possibilità di arrivare alla grande età saranno probabilmente inferiori rispetto alle generazioni passate, poichè la loro alimentazione si è basata essenzialmente su cibi altamente processati dall’industria ed estremamente ricchi di chimica alimentare. Agli additi chimici, va aggiunta la chimica ambientale e quella di origine farmaceutica.


Credo che le aspettative di vita per questa future anziane generazioni saranno nettamente inferiori e se dovessero essere paragonabili alle attuali, lo saranno accompagnate da malattia precoe e in comorbilità (più malattie contemporaneamente)




Valutazione numerica dei dati in ordine alla “vita media”:

(fonte dei dati: ISTAT)


Mortalità infantile e popolazione

la mortalità infantile nel 1887 era del 34,5 % pari a 399.505 decessi

la mortalità infantile nel 1950 era del 9,5 % pari a 86.545 (47 milioni popolazione totale)

la mortalità infantile nel 1955 era del 8,0 % pari a 69.544 (48,5 milioni popolazione totale)

la mortalità infantile nel 1960 era del 5 % pari a 44.300 (49,8 milioni popolazione totale) nati 886.000 (decessi totali della popolazione 456.300)

la mortalità infantile nel 2011 era del 0,4 % pari a 2.084 decessi (59 milioni popolazione totale)

la mortalità infantile nel 2014 era del 0,04 % pari a 1.357 decessi (60,5 milioni popolazione totale) nati 485.000 (decessi totali della popolazione 652.000)


Aspettativa di vita (vita media)

(statistica che prende in considerazione tutte le morti avvenute in un determinato anno)

Vita media "ufficiale" che viene riportata, relativa al 1960 è di 67,5 anni.


Formula di calcolo

Nascite totali: 886.000, di cui morti entro i primi 5 anni di vita 44.300 (5 %)

Se si escludono le morti infantili (di 44.300) le restanti sono 412.000, circa, che forniscono una media di vita pari a 74,5 anni e non di 67,7 come indicato nelle statistiche ufficiali

Calcolo: (412.000 X 74,5 anni=30.694.000+44.300=30.736.000 diviso 454.000 = 67,7 anni).

Vita media “ufficiale” nel 2014 era di 82,0 anni

Nascite totali: 487.000, di cui morti entro i primi 5 anni di vita, 1.581 (0,035 %)

Se si escludono le morti infantili (di 1.581) le restanti sono 650.400, circa, che forniscono una media di vita pari a 82,1 e non di 82,0 come indicato nelle statistiche ufficiali

Calcolo: (650.400 X 82,2 anni=53.462.880+1600=53.464.480 diviso 652.000 =82,0 anni)




Analisi dei dati.

La differenza tra la vita media registrata nel 1960 e nel 2014 effettiva è di circa 7,5 anni .


Differenziale che puo’ essere spiegato, in parte, con le morti sul lavoro (circa 4.900 morti nel 1960, che se esclusi dal calcolo, innalzerebbero la media di ulteriori 0,6 anni portandola a 75,1 anni) e per un'altra parte per cause iatrogene (tecniche chirurgiche, presidi medici e strumentazioni in dotazione molto più carenti e meno funzionali rispetto ad oggi), dato non identificato, nel nostro paese, da nessuno studio autorevole. E' però universalmente riconosciuto che, negli ultimi '50 anni, i progressi scientifici in ambito strumentale e diagnostico siano stati considerevoli, dando pertanto un contributo importante alla diminuzioni delle morti iatrogene ( per errori medici le fonti ministeriali parlano di 320 mila casi).


Non vi sono dati certi, in ordine alle morti per cause iatrogene, in Italia, l'unico studio pubblicato ( ma molto contestato dalla comunità scientifica) è uno studio osservazionale statunitense, in cui si citavano tra gli 800 mila e 900 mila i morti negli stati uniti, nell'anno 2003.


Un documento ufficiale dell’agenzia per il farmaco statunitense (FDA), cita però due dati: uno di 121.000 morti per cause iatrogene (se si potesse trasportare il dato solo su base probabilistica, in Italia, parleremo di circa 25 mila morti all’anno) nel 2012 e di oltre 800 mila le persone invalidate seriamente da cause iatrogene (chirurgia e terapie farmacologiche).



Conferma empirica dei dati (e stima potenziale delle morti iatrogene)

Ho visitato 12 cimiteri, scelti a caso, presenti tra Lombardia e Piemonte, raccogliendo, a campione, una sessantina soggetti con relative date di nascita e decesso, per ogni cimitero, registrando complessivamente 884 persone, nate tra il 1880 d.c. e il 1905 d.c..

Analisi statistica:

il 73% dei registrati, ha vissuto tra i 74 e i 77 anni (645 persone)

il 16% dei registrati, ha vissuto meno dei 74 anni (141 persone)

il 11% dei registrati, ha vissuto di più dei 77 anni ( 98 persone)


Le statistiche ufficiali, per l'anno 1960, riportano come aspettativa di vita 67,5 anni.

Il dato matematico (escludendo la mortalità infantile e le morti sul lavoro) è invece pari a 75,5 anni.Il dato empirico (884 rilievi cimiteriali) è pari a 76,2 anni.



Pertanto, tenendo buono il dato empirico, si può postulare che il reale Gap di vita media, esistente tra l'anno preso a riferimento (il 1960) e il periodo attuale (anno 2015) è verosimilmente compreso tra i 5 e i 6 anni.


Questa differenza residuale, potrebbe essere spiegata, almeno in parte, attraverso una valutazione socia-ambientale: le persone morte nel 1960, erano soggetti nati tra il 1880 e il 1900, persone che hanno svolto nel corso della loro vita, attività lavorative per il 25-30 % nell'industria, per il 15-20% nel terziario, e per il 55-60% nell'agricoltura.



Se consideriamo che le ore mediamente impiegate nella mansione di bracciante/agricoltore erano, all'epoca, comprese tra le 11 e le 14 ore giornaliere (dati INPS), sostanzialmente privi di protezioni, ed esposti costantemente a forti sbalzi termici relativi alle continue estremità climatiche. Nel settore industriale le ore medie effettuate settimanalmente erano comprese tra le 10 e le 12 ore. In un quadro simile, è facile comprendere gli elevati livelli di ossidazione sistemica che questi soggetti presentavano.


Lavoro nelle campagne negli anni ‘30-‘40



A tal riguardo, vi è ampia letteratura in merito ai danni prodotti dall'ossidazione cellulare, soprattutto se mantenute costantemente nel corso del tempo; danni cellulari, invecchiamento precoce, malattie degenerative (soprattutto nell’ultima decade di vita) mutagenesi e cancerogenesi.


Le foto dei nostri nonni e bisnonni erano l'esempio più evidente dell'invecchiamento precoce che le popolazioni dell'epoca erano soggette.

Vi segnalo oltre 2.220 lavori pubblicati con le parole chiave “ossidazione cellulare e longevità” e “ossidazione cellulare vecchiaia”.


Inoltre ulteriori 90 pubblicazioni trovate, relative a malattie legate all'età associate a livelli elevati di stress ossidativo, che vanno dai cancri a CVD, diabete e nefropatie. Livelli di stress tenuti sotto controllo da una costante e controllata sintesi di enzimi antiossidanti posticipano questi effetti (Crawford A., Fassett RG, Geraghty DP, Kunde DA, Ball MJ, Robertson IK, Coombes JS “Relazione tra singoli nucleotidi e polimorfismi di enzimi antiossidanti nelle malattie”. Genetic. 2012; 501 : 89-103)


La gran parte della letteratura, è concorde nel porre in rapporto stretto elevato stress psico-fisico e elevati livelli di ossidazione cellulare.


L’ossidazione comporta, l’incremento delle specie reattive dell’ossigeno che clinicamente si manifestano attraverso alcuni fenomeni fisiopatologici:

Danni ad organuli cellulari (organuli, membrane, DNA) in particolar modo ai tessuti a rapido metabolismo (epiteli, endoteli, connettivi articolari) con esiti fisiopatologici di risposta al danno quali tentativi di riparazione cellulare ed eventualmente apaptosi.


L’accumulo dei danni cellulari che porta ad invecchiamento è il risultato della perdita di capacità di ripristinare l’omeostasi cellulare a causa di deficitari programmi di riparazione e carenti sistemi enzimatici anti-ossidanti.


Questa è esattamente la condizione che si presentava in gran parte dei lavoratori del secolo scorso, prima dall’avvento della tecnologia nei diversi settori economici.


Il risultato delle suddette condizioni sono lo sviluppo di malattie di natura vascolare (e non solo), in particolare cerebrovascolare e cardiovascolare con formazione aterosclerotica, rigidità connettivale, (ipertensione potenziale) rigidità osteoarticolare e lesioni osteoarticolari (malattie degenerative osteo articolari).

Le lesioni tessutali coinvolgono soprattutto quelle cellule a rapido metabolismo come gli epiteli, ivi compreso quello vascolare. Gli elevati livelli di ossidazione che le popolazioni rurali vivevano fin dai primi anni di vita, si dimostrano nel loro aspetto estetico e verosimilmente si possono ipotizzare anche a livello vascolare.


Nonostante gli studi di Ancel Keys tra la fine degli anni ’50 e ’60 dimostrino la quasi assenza di malattie cardiovascolari, le morti dei soggetti anziani avvenivano tra i 75 e gli 80 anni di età e le cause erano principalmente, se escludiamo quelle infettive, di origine vascolare (cardio e cerebro).


I fenomeni di aterosclerosi oggi avvengono sostanzialmente per eccesso di infiammazione quali strumento funzionale al rimaneggiamento dei tessuti, ieri erano frutto di lesioni dell’epitelio per insufficiente capacità di fronteggiare il fenomeno ossidativo radicalico.


Cause di morte in 3 diversi periodi storici

(Fonte: archivio storico ISTAT)


Anno 1941 anno 1960 anno 2015

Sistema circolatorio 150 282 (142.000) 315 (198.000) .

dato non disponibile (95.000 crb.vascolari) (150.000 CVD)

Malattie infettive 150 26 8

Tumori 94 151 310

Apparato digerente 170 60 n.d.

Apparato respiratorio 241 72





Famiglia di operai a New York (1931)


Famiglia di contadini Cremonesi dei primi del ‘900


Fabbrica Italiana degli anni ‘40


Una famiglia di emigranti Italiani dei primi del novecento

Archivio di “ Teaching American History"



Alcuni riferimenti bibliografici

I fattori più importanti che possono incidere sulla riduzione della crescita sono l'effetto simultaneo di malnutrizione infantile, stress fisico e infezione. Fattori che possono avere un’importante incidenza sullo stato di salute generale [ Katona P, Katona-Apte J. 2008. L'interazione tra alimentazione e l'infezione . Clin Infect Dis 46 : 1582-1588. doi: 10,1086 / 587.658, Tveit-Milligan P, Spindler AA, Nichols JF. 1993. Geni e ginnastica: Un caso di studio di triplette . Med Sport, Treno, Rehab 4 : 47-52, Lindholm C, Hagenfeldt K, Ringertz BM. 1994. sviluppo puberale in ginnaste giovanile elite: Effetti della preparazione fisica . Acta Obstet Gynecol Scand 73 : 269-273, Haapasalo H, Sievanen H, P Kannus, Heinonen A, Oja P, Vuori I. 1996. Dimensioni e stimate caratteristiche meccaniche del dell'omero dopo lungo periodo di tennis di carico . J Bone Miner Res 11 : 864-872, Constantini NW, Brautber C, Manny N, Ish-Shalom S. 1997. Le differenze nella crescita e la maturazione in atleti gemelli . Med Sci Sports Exerc 29 : S150, Bass SL, Bradney M, Pearce G, Hendrich E, Inge K, Stuckey S et al. 2000. bassa statura e ritardo della pubertà in ginnaste: Influenza di bias di selezione sulla lunghezza delle gambe e la durata della formazione sulla lunghezza del tronco . J Pediatr 136 : 149-155)

Con l'industrializzazione, dagli inizi del 19 ° secolo, si associa un rapido aumento nel corso di un secolo circa, di altezza e massa corporea , grazie a cambiamenti nella nutrizione, igiene, classe sociale e diminuzione dei livelli di stress fisico , per l’introduzione di tecnologia nelle mansioni lavorative ( Trotter M, Gleser GC. 1951. Tendenze nella statura dei bianchi americani e negri nati tra il 1840 e il 1924 . Am J Phys Anthropol 9 : 427-440. Shin DH, Oh CS, Kim YS, Hwang YI. 2012. Antica-to-moderni cambiamenti secolari di statura nei coreani . Am J Phys Anthropol 147 : 433-442. doi: 10.1002 / ajpa.22011 )

In sintesi quasi tutti gli studi in ambito della paleoantropologia, sono concordi nel ritenere che: “eccesso di stress psico-fisico, elevati episodi di infezione e costante malnutrizione, possono determinare una diminuzione delle dimensioni corporee, e un peggioramento dei vari indici identificativi di buono stato di salute. In sostanza vi è una diminuzione dell'aspettativa di vita media della popolazione”.


Anche le condizioni nutrizionali complessive erano in parte carenti, con malnutrizione diffusa (in particolare nel primo trentennio del novecento), in ordine al ridotto introito proteico e vitaminico giornaliero (poca carne e poca verdura, soprattutto nel centri urbani).Scorbuto e pellagra erano tra le più diffuse forme di malattia, soprattutto tra le fasce più giovani


Trend in costante crescita dell'aspettativa di vita

Come si evidenzia dal grafico qui di seguito riportato, il trend relativo alla speranza di vita, segue una linea obliqua verso l'alto, con un'inclinazione costante e stabile a partire dalla metà dell'ottocento che giunge fino ai giorni nostri (In verità questa traccia, a partire dal 2014, perde questa costante inclinazione, impegnandosi in una traiettoria tendente all'orizzontalità, ad indicare una diminuzione dell'aspettativa di vita negli ultimi 3 anni).

Commento grafico sotto



Il trend crescente è attribuibile sostanzialmente a Quattro fattori:


Il primo è costituito da un “inganno” matematico , ottenuto con l’inserimento della mortalità infantile, nei calcoli della aspettativa di vita, elemento che non ha nulla a che vedere con l’aumento della anzianità della popolazione


Il Secondo elemento è attribuibile al graduale miglioramento delle condizioni igieniche generali della popolazione, sia al momento della nascita sia durante il corso della vita, attraverso la realizzazione delle grandi opere di urbanizzazione, come le fognature coperte, la diffusione della rete idrica nelle case, clorazione delle acque, uso corrente del sapone, maggiore cura dell'igiene personale. E’ verso la fine dell'ottocento, che si registra un maggior uso quotidiano del sapone ed una maggiore igiene personale.

Questo ha portato ad un abbattimento dei veicoli infettivi ed una conseguente diminuzione della mortalità infantile che conseguentemente svolge un riflesso positivo sull’aspettativa di vita media, che nel calcolo, come è noto include tutte le morti, ivi compresa quella infantile.

Come si evince dal grafico sotto, il calo delle malattie infettive (soprattutto coinvolgenti le fasce di età piu giovane) ha consentito di alzare le aspettative di vita media.

Dati molto simili a quelli del grafico indicato, li si riscontra osservando i grafici delle aspettative di vita nei paesi africani odierni.

In alcuni paesi del centro africa, maggiormente sotto sviluppati, si registra una aspettativa di vita inferiore rispetto ai paesi della africa settentrionale, notoriamente più sviluppati e fornitidi opere di utilità pubblica ( acquedotti, fognature, acqua corrente in casa)

Le iniziative più incisive, adottate negli USA a partire dal ‘900, in particolare tra gli anni 20 e gli anni 50, furono:

-trattamento delle acque potabili clorate (acquedotti pubblici ; prima clorazione sperimentale nel 1854)

-incremento della rete idrica (realizzazione di alloggi dotati di servizi igienici)

-smaltimento delle acque reflue (ampliamento della rete fognaria)

-smaltimento dei rifiuti solidi organizzati (punti di raccolta urbana periodica)

-istruzione pubblica sulle pratiche igieniche (es. Manipolazione alimentare e lavaggio delle mani).

-sicurezza alimentare (maggior controllo della lavorazione e conservazione degli alimenti)




Il Terzo motivo è riconducibile ad una sostanziale diminuzione dei livelli di stress psicofisico in ambito lavorativo sia nell'industria che nell'agricoltura (significa minore ossidazione), ovvero il fattore ossidativo cellulare.

Questo lo si è potuto realizzare gradualmente grazie ad una riduzione media delle ore lavorative, all'ingresso sempre più preponderante della tecnologia nelle mansioni lavorative più usuranti (si passa dalle 12-14 ore giornaliere medie ai due settori maggiori dell'economia alle attuali 7,5 ore), al miglioramento sostanziale delle condizioni di salubrità del posto di lavoro.


Il Quarto motivo è costituito dal progressivo miglioramento della situazione alimentare. Nonostante la quota proteica di derivazione animale, rimanga al di sotto del grammo per chilo di peso corporeo fino ai primi anni '50, del secolo scorso, l'ingresso calorico complessivo (ad eccezione dei periodi di conflitto bellico) risulta quasi del tutto soddisfatto.

Si passa quindi da una condizione di malnutrizione (carenza proteica e vitaminica) e denutrizione (carenza calorica complessiva giornaliera), sostanzialmente per gran parte della popolazione, in particolare nel periodo storico che va dal 1400 D.C. fino all'era pre-industriale (1700 D.C. ), al soddisfacimento calorico minimo seppur in un contesto di parziale malnutrizione (poche proteine di origine animale) fino agli anni '50 del secolo scorso.


Si può verosimilmente ipotizzare , che questi soggetti ( nati tra la fine dell'ottocento e i primi del secolo scorso) se avessero avuto un'alimentazione più completa e avessero potuto lavorare un numero di ore compatibili con quelle degli attuali lavoratori, le condizioni di ossidazione sistemica prodotta sarebbe stata considerevolmente molto più contenuta, e la conseguente degenerazione cellulare molto più limitata.


Come possiamo desumere dai dati sovra esposti, la differenza tra i due periodi presi a confronto è in buona sostanza non così estesa.


La peggiore delle ipotesi, porterebbe il dato dell'aspettativa di vita a 76-77 anni, ma se fosse possibile poter quantificare i danni generati dall'ossidazione subita nel corso della vita, si potrebbe avere una comparazione molto più precisa ed inconfutabile.


Possiamo quindi, sulla base delle numerose evidenze scientifiche, ipotizzare che i danni da ossidazione, possano aver prodotto un discreto accorciamento della vita media, rispetto alle reali potenzialità dell'uomo dell'epoca, postulando che se vi fossero state le medesime condizioni ambientali-lavorative di oggi, ed una completezza alimentare maggiore (quota proteica in più), la vita media sarebbe stata sensibilmente più longeva.






Peggioramento dello stato di salute della popolazione occidentale

Non da ultimo andrebbe valutato con grande attenzione, il fatto che gli attuali anziani over 65 anni, risultano per l'88% medicalizzati con uno o più farmaci.

Sono oramai numerosi gli studi epidemiologici che mettono in evidenza il continuo peggioramento dello stato di salute complessiva degli anziani (e meno anziani) e sempre minore il periodo vissuto in effettivo stato di salute (privo di farmaci e in assenza di malattia).

I dati ISTAT, infatti ci informano che la speranza di vita in buona salute alla nascita è scesa nel 2015, a 61,4 anni, ciò significa che su 82,2 anni di prospettiva di vita media stimata tra i due sessi, 21 anni circa, sono trascorsi in compagnia della malattia o più malattie (comorbilità) (vedi aspettativa di vita in calo)




La diminuzione dell'aspettativa di vita e l'incremento delle morti, nel biennio 2014