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DIETA MEDITERRANEA, alcuni luoghi comuni





Oggi la Dieta Mediterranea è spesso oggetto di interpretazione da parte dei non addetti ai lavori ma anche da parte degli specialisti dell'alimentazione.


Si pensa che il consumo di pasta, sia una tradizione nutrizionale che risale a centinaia di anni fa, quando in realtà è un’abitudine adottata solo dai primi anni del Novecento.


La pizza per esempio, nata a Napoli solo nel 1889, quindi un’invenzione sostanzialmente che si sviluppa nel novecento , risultava fino a 70 anni fa un piatto perfettamente sconosciuto al resto d’Italia.


Viene “importata”, dagli americani durante la risalita degli alleati lungo il nord della penisola nel corso della seconda guerra mondiale.


Anche la pasta era un alimento diffuso soprattutto al centro e Sud d’Italia e molto poco al Nord. Tanto è vero che la bibbia degli Chef, il ricettario di Artusi (dei primi del Novecento), menziona pasta e pomodoro solo in 2 ricette su centinaia presenti nel ricettario. La pizza non è nemmeno menzionata una volta.


Anche il caffè è una pratica adottata solo nei primi del Novecento.




Ogni paese di origine mediterranea (sostanzialmente tutti quelli che si affacciano sulle sponde del Mar Mediterraneo) adotta una propria alimentazione, anche se per alcuni aspetti vi sono dei denominatori comune.

Tra questi aspetti condivisi vi è senz'altro l'uso dell'olio di oliva, di verdure e di frutta.


Il consumo invece di cereali e proteine vegetali è a seconda dei paesi più o meno marcato.

In Italia vi è minor consumo di latte e formaggi rispetto alla Grecia. In quest'ultimo paese vi è invece un minor consumo di cereali rispetto al nostro paese.


Spesso la Dieta Mediterranea, viene associata a basso indice di malattia cardiovascolare e minori condizioni infiammatorie generali. Queste però sono retaggio soprattutto di vecchi studi condotti dagli americani nel primo dopo guerra su un’popolazioni dell'Italia post bellica, un contesto profondamente diverso dall’attuale.


Mentre gli studi attuali prendono a confronto la dieta mediterranea, con soggetti che si nutrono con la Western Diet (dieta Tradizionale americana SDA) notoriamente ricca di grassi idrogenati, grassi saturi e zuccheri raffinati, pochissima frutta e sostanzialmente zero fibre.


E’ facile intuire che se confrontiamo la dieta mediterranea, che ha al suo interno fito-composti protettivi derivanti da frutta, verdura e in parte anche nei cereali, con una dieta occidentale ricca solo di cibi industriali, la prima genera sicuramente degli effetti positivi in termine di prevenzione delle malattie.


Ma se la confrontiamo con altri approcci nutrizionali meno ricchi di zuccheri, allora le cose cambiano profondamente.


Le maggiori meta-analisi che hanno confrontato la mediterranea tradizionale ( carbo minimo 50%) con una mediterranea a Bassi carboidrati (inferiori al 40%) e alti grassi,

quest’ultima ha dimostrato i migliori risultati in termini di pressione arteriosa, colesterolemia, glicemia e di tutti i biomarkers infiammatori (PRC, citochine proinfiammatorie, Leptina)