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DISINFORMAZIONE SISTEMATICA: Tumore malattia della vecchiaia ?

Aggiornamento: 23 lug 2019

Nascimben Andrea








Il giornale online, "Quotidianosanità.it", punto di riferimento per molti utenti, in ordine ad informazioni su farmaci, malattie e ultime novità in campo medico-diagnostico e terapeutico, cita , in uno dei suoi numerosissimi articoli, il seguente titolo:

"Tra gli over 70 diagnosticato il maggior numero di neoplasie: oltre il 50% del totale"

( http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?approfondimento_id=6944)

di seguito, viene spiegato , ricalcando la posizione ufficiale della medicina convenzionale, che il tumore è una sostanziale malattia della vecchiaia.


Nell'articolo si legge:

" 21 NOV - L’invecchiamento è un fattore determinante nello sviluppo del cancro. Con l’avanzare dell’età, infatti, viene meno la capacità di riparazione cellulare dell’organismo. Nell’anziano (over 70) il rischio oncologico può essere anche 40 volte più alto di quello di una persona giovane e 4 volte superiore rispetto a un individuo di media età (40-59 anni). Proprio tra gli over 70 viene diagnosticato il maggior numero di neoplasie (oltre il 50% del totale)., eccc... "


Ignorando che


Il 44 % dei malati di tumore (dati ISTAT 2013,) è compresa nella fascia di età che va dai 60 ai 70 anni.

Nella fascia di età 45-64, la causa tumorale, risulta essere al PRIMA causa di morte (immagine sotto)



Dati e immagine dell'archivioISTAT




Diversamente da quanto i mass media e i medici inviati in diverse trasmissioni TV, continuano a diffondere, la fascia over 90 registra il tumore solo come QUINTA causa di morte , dopo a quelle di natura cerebro-vascolare, cardio-vascolare, respiratorie ed infettive.





E' vero che il 23% delle morti per tumore, proviene dalla fascia over 90, ma è altrettanto vero che il 50% delle morti per cause cerebrovascolari e il 40% di quelle cardiovascolari, provengono da questa fascia di età. Questo significa soltanto che più si è anziani e più si muore di qualche malattia e non che il tumore sia la malattia della vecchiaia.

Quando si parla di morti per tumore, dovete fare molta attenzione quando nelle statistiche vi inseriscono due confronti con dati di diversa natura.




Quando si leggono i dati epidemiologici, bisogna fare molta attenzione ai confronti che vengono presentati valutando i diversi periodi storici.


Per esempio, citando sempre il confronta tra i due trienni, 1993-1995 e 2003-2005, le morti ogni 100 mila abitanti risultano rispettivamente di 311 e 310, rimanendo sostanzialmente stabili, ovvero non vi è stato alcun calo delle morti, nel corso di 10 anni.



Il tasso di incidenza delle malattie tumorali, risulta in crescita, come mostrano i numero (fonte AIRTUM) sotto indicati:

nel triennio 1993-1995 . 619 casi su 100 mila persone della popolazione generale

nel triennio 2003-2005 . 693 casi su 100 mila persone della popolazione generale, ( con un aumento del 12 % circa )


Questo dato, potrebbe indurre il lettore a pensare che se le morti rimangono stabili (ovvero a 310 casi su 100 mila persone) ma contemporaneamente l'incidenza aumenta, significa che ci sarà più gente che guarisce. Questo è vero, però si confronta, non a caso, un periodo in cui gli screening per la diagnosi precoce non si facevano (periodo pre 1995) con un periodo successivo in cui sono stati diffusamente effettuati dai pazienti delle categorie cosi dette a rischio (over 50 anni).

Questa pratica ha individuato anticipatamente molti casi di tumore, incrementando notevolmente l'incidenza (cioè se ne individuano di più e anticipatamente)

Il fatto di individuarne di più, consente di migliorare l'indici di prevalenza tra sopravvissuti a 5 e a 10 anni, dando l'impressione che si sopravviva più a lungo.


In questo modo, si falsa anche la percentuale dei cosi detti "guariti" , ovvero di coloro che dopo un certo numero di anni ( in genere superiori ai 10 ), hanno delle aspettative di vita sovrapponibili a quelle dei non malati di cancro.


In sostanza, per far meglio capire il concetto, se riesco ad anticipare la diagnosi di 7 anni ( come è accaduto mediamente per i tumori sottoposti a diagnosi precoce; mammella, prostata, intestino, utero), trascorsi solo 3 anni, potrò dimostrare che il paziente è sopravvissuto 10 anni e che le sue aspettative di vita sono paragonabili a quelle del resto della popolazione, incrementando gli indici di "guarigione".


In realtà si tratta dei medesimi tumori di un tempo, individuati soltanto anticipatamente ( e quindi presenti in una forma meno avanzata e pertanto più aggredibili chirurgicamente).


Ma ciò nonostante, gli indici di morte sono rimasti sostanzialmente gli stessi negli ultimi 45 anni, come sinteticamente riportato dai due grafici dell'istituto tumori di Milano.



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