FIBROMIALGIA

Aggiornamento: 14 ott 2019

Nascimben Andrea

Fibromialgia è il termine attualmente preferito per definire il dolore osteomuscolare diffuso, in genere accompagnato da altri sintomi quali affaticamento, deficit di memoria, disturbi del sonno, bruciori, fascicolazioni, parestesie e deficit di forza senza una causa diretta individuabile, ansia e sindrome depressiva.

I dolori osteoarticolari e dei tessuti molli associati (muscoli, tendini, capsule, ecc..) sono il più delle volte accompagnati ad altre condizioni patologiche come un colon irritabile o colite.


Un’altro segno caratteristico della Fibromialgia è un sistema nervoso centrale iperattivo.


Il dolore potrebbe essere causato da danno ai tessuti ( bisognerebbe capire le cause del danno), sovrapposto all’alterazione del sistema nervoso centrale, in particolar modo di quelle aree cerebrali deputate all’elaborazione e all’integrazione del dolore su lungo termine (area limbica).


Le terapie antidolorifiche locali sono poco efficaci, quelle centrali come gli oppioidi parzialmente efficaci se non affrontano anche il sintomo che si esprime organicamente anche in periferia.

In ogni modo anche una terapia che agisca su entrambe i fronti, non sarebbe risolutiva, perché agirebbe esclusivamente sulla sintomatologia e non sulle cause.




Alla base della Fibromialgia si registra uno stato infiammatorio cronico ai tessuti colpiti da sintomatologia, rilevabile anche a livello sistemico con citochine pro infiammatorie elevate (leptina, Il-2 Il-6) altri bio markers dell’infiammazione come PRC, Omocisteina, Fattore Reumatoide, oltre ad altre carenze organiche (come Omega3, Vit.B12, VitD, Folato).


Spesso ci si chiede se l’infiammazione intestinale a generare la malattia infiammatoria o se sia stata la malattia infiammatoria a creare l’infiammazione intestinale?

Gran parte dei dati di letteratura ci farebbero pensare che è molto piu probabile che vi sia un’alterazione del nostro microbioma (per motivi sostanzialmente nutrizionali) l’elemento causativo dell’infiammazione sistemica e che sulla base delle diverse caratteristiche genetiche del singolo, si è espressa attraverso una specifica malattia infiammatoria piuttosto che con un’altra.


Il più delle volte le malattie autoimmuni hanno lo stesso substrato organico di base della Fibromialgia come: infiammazione intestinale e sintomatologie diffuse, stanchezza cronica, alterazioni centrali come i disturbi del sonno, agitazione, fobie, paure sociali, ansia, stati di panico, ecc.

Nelle malattie infiammatorie Autoimmuni, Osteoarticolari, così come nella Fibromialgia, non è solo importante fare diagnosi, ma cercare di risalire ai perché vi sia determinata quella particolare condizione patologica.




Vediamo la strategia con la quale si potrebbe agire in caso di malattia infiammatoria:



1) Reintegro della Barriera intestinale

L’apparato digerente, in primis l’intestino, è sede del 70%- 75% del sistema immunitario, e che cellule dell’immunità e suoi composti (citochine) interagiscano continuamente con il microbioma è oramai dato accettato da tutta la comunità scientifica.

Un’alterazione dunque del mondo batterico intestinale si ripercuote inevitabilmente sul nostro organismo a partire da: cellule dell’epitelio intestinale, cellule dell’immunità, sistema nervoso autonomo (sistema enterico).


Da qui si comprende molto bene quanto una DISBIOSI possa agire direttamente su tutti gli ambiti del nostro organismo, alterando la barriera intestinale (leaky gut) verso un aumento della permeabilità intestinale. Dal momento in cui la barriera è violata, batteri e loro metaboliti, composti virali, funghi e antigeni alimentari potranno trasferirsi nelle mucose innescando infiammazione locale.


Un’infiammazione che inevitabilmente diventerà sistemica dal momento in cui questi composti patogeni si saranno riversati nel flusso ematico. Le conseguenze di questi metaboliti (PAMPs) nel sangue sono un’infiammazione costante di tutti i tessuti aggrediti.



2) L’eccesso di glucosio nel sangue amplifica esponenzialmente il fenomeno infiammatorio, grazie all’attivazione di numerose cascate biochimiche proinfiammatorie.

L’aggressione dei nervi neurovegetativi da parte di metaboliti batterici come per esempio LPS (Lipopolisaccaridi), può scatenare reazioni infiammatorie difensive, alterandone la funzionalità neuronale (polineuropatia).

La condizione infiammatoria cronica, può ripercuotersi a livello del sistema nervoso centrale (iperattivazione centrale).


Una forte permeabilità intestinale, si associa frequentemente ad incremento della permeabilità della barriera ematoencefalica e conseguentemente infiltrazione a livello del Sistema Nervoso Centrale, di potenziali agenti patogeni.



Ripristinare dunque l’integrità della barriera intestinale diventa prioritario e quando ottenuta, la condizione infiammatoria locale e sistemica viene progressivamente meno (definitivamente).Molti dati ci suggeriscono che i crescenti casi di intolleranze alimentari possano essere ricondotti per la gran parte alla violazione della barriera intestinale, resa non più impermeabile.




Una possibile strategia nutrizionale:


Eliminazione/reintroduzione di alcuni alimenti

I cibi che alcuni studi hanno individuato come infiammatori per l’intestino sono:

Il glutine, alcune proteine contenute nel latte (caseine) e nei derivati, e in alcuni casi uova (soprattutto se vi è già in atto una disbiosi intestinale).


Una buona regola sarebbe quella di eliminare il glutine, latticini e le uova (per UN PAIO di MESI). Successivamente reintrodurre gradualmente prima le uova ( 1al giorno) e nelle 2 settimane successive, moderate quantità di formaggi ( da alpeggio).

Il glutine sarebbe opportuno non reintrodurlo affatto, o eventualmente in forma molto occasionale, a patto che siano cessate integralmente disturbi e sintomatologie ( a livello enterico e osteoarticolare).



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