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INFIAMMAZIONE CRONICA DI BASSO GRADO: UN PROTAGONISTA SILENZIOSO MA MOLTO PERICOLOSO

La medicina in questi ultimi anni ha iniziato ad affrontare il fenomeno dell’infiammazione di basso grado.

Un evento fisiologico se attivato solo occasionalmente, ma che assume carattere patologico se eccessivamente riproposto e mantenuto nel tempo.


Il grande direttore d’orchestra è l’Insulina, un ormone stimolato in particolar modo dai carboidrati. Anche l’iperglicemia dimostra elevate capacità proinfiammatorie grazie all’intervento di altre cascate molecolari.


Il nostro efficientissimo sistema biologico, in presenza di molte calorie disponibili, soprattutto se sotto forma di glucidi, attiva una serie di meccanismi biochimici per ricambiare cellule e tessuti. L’infiammazione è la modalità più rapida ed efficiente per effettuare questo lavoro di ricambio.


La costante presenza di cibo, in primis sotto forma di carboidrati, unita ai bassi livelli di Attività Fisica, mantiene l’infiammazione di basso grado in forma Cronica.

Una situazione parafisiologica che si esprime con: elevate citochine Pro-infiammatorie (come Leptina, TNF, Interluchina2, Interluchina6) ed altri elevati biomarkers dell’infiammazione ( come PRC, Omocisteina, calprotectina), e contemporanea carenze di alcuni composti (come Omega3, VitD, Folato, VITB12).

Insomma, il nostro efficientissimo organismo dice: " ci sono molte calorie disponibili, bene! . e' il momento opportuno per fare un pò di ricambio di cellule e tessuti ".


Una condizione di Abbondanza Calorica cronica ovvero ciò che accade nelle moderne società) trasforma l' "evento di festa" utile al ricambio (tramite infiammazione di basso grado) in evento infiammazione cronica. Qui non siamo più in fisiologia, ma di marcata alterazione patologica.

Questa condizione è il substrato sul quale potrà attecchire qualsiasi malattia, soprattutto quelle di natura dis metaboliche, autoimmuni e degenerative (tumorali, Osteoarticolari)



L’infiammazione e relative citochine, viene attivata da una serie di eventi:

-un invasione di tipo microbiologico, un evento infettivo che attiva il fattore Nf-Kb che accenderà i geni che trascrivono informazioni per le citochine pro infiammatorie. Una risposta che potrebbe essere acuta se occasionale e di elevata entità oppure cronica e di basso grado se innescata da molecole associate ai patogeni (PAMPs) prevalentemente di origine intestinale.

-un’abbondanza calorica che innesca un “fisiologico” ricambio di cellule e tessuti e per far questo, vengono rilasciate dalle cellule dell’immunità e dagli epiteli (ma anche molti altri tipi cellulari) citochine pro infiammatorie. Questo evento attiva una risposta infiammatoria di basso grado. Il grande direttore d’orchestra dell’infiammazione Post prandiale è l’Insulina, un ormone rilasciato soprattutto dalla presenza di carboidrati nel sangue.

-eventi di danneggiamento di cellule e organuli cellulari a causa di: ROS o altri eventi fisici (lesione-trauma). La prima eventualità attiva una risposta infiammatoria di basso grado. La seconda generalmente una risposta acuta.

-una carenza di ossigeno (ipossia più o meno marcata), che attiva il fattore di trascrizione HIF che a sua volte "accenderà" i geni che trascrivono le informazioni per il fattore di crescita dell'endotelio (VEGF), e citochine pro infiammatorie, funzionali al ricambio del tessuto vascolare.

Tutti e 4 le eventualità possono cronicizzare, instaurando un’infiammazione cronica.


L’infiammazione sistemica è favorita da elevati livelli di glicemia e da elevate quantità di tessuto adiposo. Il tessuto adiposo è in stretta relazione funzionale con cellule del sistema immunitario e viceversa. Il grande promotore dell’infiammazione è l’Insulina.

L’esecutore materiale dei processi infiammatori sono le cellule dell’immunità e le cellule che sviluppano una grande attività metabolica (epiteli, cellule epatiche, connettivi) utilizzando come veicolo di comunicazione le citochine pro-infiammatorie.

Oltre ai carboidrati , anche un elevato Indice di Massa Corporea (soprattutto se mantenuto per lungo tempo) generano una serie di effetti avversi:

1) Rilascio di Leptina e ad altre citochine pro-infiammatorie, come TNF, IL-1

2) Si associa una frequente disfunzione mitocondriale (per eccesso di glicolisi e carenza di ossigeno) che produce elevate quantità di ROS. La formazione di ROS, favorisce la lesione delle strutture cellulari e la trascrizione dei geni per le citochine pro-infiammatorie (attraverso l'attivazione del Fattore di trascrizione, NF-Kb, il quale incrementerà la trascrizione delle citochine infiammatorie nei tessuti colpiti)

3) Esercita una compressione meccanica, la quale produce una riduzione dell'apporto di ossigeno (ipossia), favorendo l’attivazione del fattore HIF (incremento del VEGF)

4) l’assenza di esercizio fisico amplifica gli effetti infiammatori a causa di:

-riduzione dell’ossigenazione tessutale, e dunque incremento ulteriore di VEGF (significa destabilizzazione dell’endotelio e infiammazione funzionale al ricambio del tessuto)

-aumento della disfunzione mitocondriale per deficit di ossigeno disponibile

Questa catena di eventi, è favorita anche da: elevati livelli di inquinamento organico il cui tessuto adiposo è, molto spesso, custode, quali metaboliti chimici di alimenti, farmaci e inquinanti ambientali, i quali incentivano l'adipocita a rilasciare ulteriori citochine pro-infiammatorie, che favoriranno ulteriormente infiltrazione macrofagica.

Ulteriori dettagli: L'incremento della condizione infiammatoria, di un tessuto, richiama le molecole dell'adesione (VCAM, ICAM) , fattori chemiotattici (MCP) e delle cellule del sistema immunitario (macrofagi, linfociti T ad azione citotossica, quelli dotati di CD8), le quali lasciano infiltrare cellule dell’immunità per potenziare il meccanismo difensivo.

Subito dopo il pasto e in proporzione con il contenuto calorico complessivo, si verifica una risposta infiammatoria aspecifica, di basso grado, orchestrata dall’Insulina.

Tale condizione infiammatoria, raggiunge il picco massimo nella fase assorbitiva, post-prandiale, per poi ridursi gradualmente, in circa 2/3 ore, quando i nutrienti sono stati distribuiti, metabolizzati e/o accumulati nelle rispettive sedi cellulari. Nel soggetto in sovrappeso e obeso il riscontro clinico e sub clinico che si ha, è una condizione di infiammazione cronica.

Oltre alla potente capacità infiammatoria rappresentata dagli zuccheri (semplici e complessi), anche alcuni grassi saturi (miristico e palmitico), possono amplificare la risposta infiammatoria legandosi ai recettori TLR (Toll Like Receptor) degli adipociti, macrofagi cellule epatiche inducendole a rilasciare citochine pro infiammatorie.

L’infiammazione, insieme ad altri effetti, porta all’inibizione della cascata chinasica Pi3k-AKT e dunque viene inibita la risalita in superficie dei recettori per il glucosio Glut4 : è l’Insulino-resistenza.

La ridotta attività fisica, tra i tanti effetti lesivi, comporta anche la riduzione dell’ossigenazione dei tessuti e dunque attivazione del fattore di trascrizione inducibile HIF che andrà a trascrivere le informazioni del fattore di crescita dell’endotelio (VEGDF) e citochine pro infiammatorie per attivare l’angiogenesi (formazione di nuovi vasi capillari)

Tutte quelle elencate fino ad esso, sono caratteristiche che si riscontrano sempre nelle malattie oncologiche e autoimmuni. Tutte patologie degenerative che richiedono come substrato l’infiammazione costante.


In sintesi, l'iperglicemia cronica, favorisce la formazione degli AGE , ovvero prodotti glicosilati, attiva la via dei polioli, inoltre incrementa i livelli di ROS a causa della disfunzione mitocondriale per spostamento dell'asse metabolico verso percorsi glicolitici, inibizione della proteina SOC3, proteina che stimola il rilascio di IL-10 da parte delle cellule dell'immunità, aumentando i meccanismi infiammatori.

Tutti fenomeni che possono essere prevenuti dalla riduzione della quota di carboidrati, dall’incremento dell’attività fisica e dalla supplementazione con antiossidanti quali vitamina C, E e acido lipoico.



Molto studiata è la vitamina D, a cui è attribuita la capacità di inibire la sintesi di TNF-α (una potente citochina pro-infiammatoria) nei monociti e nei macrofagi, riducendo l’infiammazione.

Alla luce di quanto precedentemente esposto è, comunque, chiaro che un regime alimentare caratterizzato da un abbondante consumo di verdura, frutta, noci, olio d’oliva, legumi e pesce, e bassa assunzione di carne rossa, pochissime o nessuna carne trasformata, nessuna farina raffinata, hanno un effetto protettivo a livello infiammatorio.


Solo ultimamente la medicina moderna ha iniziato a confrontarsi quotidianamente con fenomeni di infiammazione a bassa intensità che spesso durano per lungo nel tempo e che per anni sono stati scarsamente compresi e quai mai diagnosticati.


Una tipica infiammazione da cibo, la possiamo riscontrare nella "Gluten sensitivity" (una intolleranza al glutine che provoca sintomi simili alla celiachia senza esserla e che riguarda anche oltre il 20% della popolazione sana), ma anche la costante assunzione abbondante di carboidrati attiva meccanismi ancestrali di ricambio di cellule e tessuti.


Le condizioni infiammatorie, sono campanelli di allarme che il sistema biologico ci fornisce a testimonianza che qualcosa sta funzionando a dovere. Il più delle volte però, queste condizioni vengono affrontate con terapia sintomatica, senza mai identificare le cause insorgenti; cibo e stile di vita

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