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Medici della salute e non della malattia.

Nascimben Andrea




Il vecchio medico del passato, che per dovere deontologico e per necessità operativa provvedeva a redigere un minimo di anamnesi del paziente, oggi viene sostituito dall'automatica, rapida e protocollare prescrizione chimico-farmaceutica, del medico “moderno”

E’ noto che l’attuale programmazione universitaria degli studi in medicina privilegia in modo evidente lo studio della malattia e non della salute, della terapia, quindi, e non della prevenzione. E' divenuta oramai consuetudine, da parte delle farmaceutiche, organizzare corsi di formazione/approfondimento agli studenti di medicina fin dal primo anno del percorso accademico.

Non a caso, i programmi di studio, sono stati progressivamente modificati a partire dai primi anni '80 in avanti, spostando l’asse d’intervento verso l'uso sistematico del farmaco a discapito dell'analisi eziologica-ambientale del paziente (valutazione sistemica).

Tutti i programmi di studio relativi alle numerose patologie, che gli studenti di medicina si trovano ad affrontare, prevedono quasi esclusivamente l'uso sistematico del farmaco come possibile terapia escludendo a priori possibili soluzioni alternative.

Probabilmente si potrebbe risalire la china ripristinando la figura del medico come VERO tutore della salute collettiva, ma solo attraverso una significativa modifica del corso di studi in medicina.

Probabilmente Le resistenze da parte dell’industria non si farebbero attendere, ma è l’unica strada percorribile se vogliamo davvero iniziare a fare la Prevenzione delle malattie.

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Nonostante sarebbe lecito pensare una medicina con un peso sostanziale nella guarigione e soprattutto nella prevenzione, finora ha purtroppo, ha svolto un ruolo di sottordine nei confronti della prevenzione (Bo 1983).

A partire dalla fine degli anni '70, si è assistito ad un progressivo impoverimento dell'ambito della prevenzione, complice il preponderante ingresso della farmaceutica in ogni ambito della medicina.

Il vecchio medico del passato, che per dovere deontologico e per necessità operativa provvedeva a redigere un minimo di anamnesi del paziente, oggi viene sostituito dall'automatica, rapida e protocollare prescrizione farmacologico-farmaceutica.



Un'impoverimeto sostanziale, del ruolo medico, che prende inizio a partire dal percorso universitario.

Ridotto o assente approfondimento etiologico, in favore di uno standardizzato orientamento farmaceutico. Poca attenzione alle vere cause che possono aver determinato la malattia e sistematico approccio sintomatico delle manifestazioni cliniche . Segni e sintomi elementi per poter far diagnosi, tralasciati per fare spazio alla cura dei sintomi .

Tutto ciò ha comportato per lungo tempo una sostanzialmente scarsa considerazione per la prevenzione spesso vista, e attuata, come elemento di contorno nell'intervento medico tradizionalmente terapeutico, se non, addirittura, giudicata come intervento blandamente indicativo e scarsamente attuabile.

inoltre la m. p. si rivolge al soggetto sano allo scopo di conservare e potenziare lo stato di salute, e non al soggetto malato o inabilitato o invalido; nei riguardi dell'atteggiamento dell'assistito, poiché mentre l'atteggiamento del malato o dell'inabilitato è sostanzialmente di fiducia e disponibilità, quello del soggetto sano è per lo più di assenteismo e di diffidenza, fondato com'è sul concetto umanamente diffuso di non apprezzare lo stato di salute se non quando lo si è perso.

Non di rado, l'interesse del soggetto sano verso la salute è motivato da situazioni verificatesi nel suo ambiente sociale immediato o da paura più che da consapevolezza nei riguardi dell'atteggiamento del medico: il medico preventivo deve infatti possedere una mentalità statistica e multidisciplinare volta all'interesse oltre che del singolo individuo anche della collettività.

Da rilevare che l'attuale programmazione universitaria degli studi medici privilegia in modo evidente lo studio della malattia e non della salute, della terapia, quindi, e non della prevenzione.



I programmi di studio, sono stati progressivamente modificati a partire dai primi anni '80 in avanti, spostando l’asse d’intervento verso l'uso sistematico del farmaco a discapito dell'analisi eziologica-ambientale e sistemica del paziente (valutazione olistica). E' divenuta oramai consuetudine, da parte delle farmaceutiche, organizzare corsi di formazione/approfondimento agli studenti di medicina fin dal primo anno del percorso accademico.

Tutti i programmi di studio relativi alle numerose patologie, che gli studenti di medicina si trovano ad affrontare durante il loro programma formativo, prevedono quasi esclusivamente l'uso sistematico del farmaco come possibile terapia.

In questo modo si è sottratta alla figura del medico, la possibilità formativa e culturale di adoperarsi nei confronti della prevenzione, affidandosi, quasi esclusivamente all'uso del farmaco, ritenuto "specifico" , "idoneo" e mirato per ogni singola alterazione/anomalia/patologia.


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