OGNI 3 ORE FACCIAMO UN’INFORNATA DI CARBOIDRATI: VEDIAMO COSA SUCCEDE AL NOSTRO ORGANISMO

Nascimben Andrea





PREMESSA

Nel rapporto ISTAT Osserva Salute emerge che, in Italia, nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale, con un dato leggermente inferiore alla media europea, che registra un 48%.

Ma se inseriamo il dato del sovrappeso che coinvolge la fascia di età sotto i 18 anni (siamo i Primi in Europa) ci portiamo al di sopra della media Europea con un 51% della popolazione in sovrappeso e obesità.

Ma al di là dell’aspetto statistico, cerchiamo di capire perché di questa diffusione delle malattie.





CARBOIDRATI

Assumere zuccheri semplici o complessi, nella stragrande maggioranza dei casi, non modifica l’Indice glicemico (vedere video : Indice Glicemico/Carico Glicemico. Cosa significa).

Pasta, pane e pizza, soprattutto questi ultimi due, vengono definiti carboidrati complessi, ma hanno un indice glicemico elevatissimo addirittura maggiore di quello del saccarosio.

Perché questo?


Per il semplice fatto che essere delle molecole complesse, ovvero composte da più unità di glucosio legate insieme, non comporta una fatica aggiuntiva per i nostri enzimi digestivi semplicemente perchè questi polisaccaridi, nel caso dei cereali parliamo di amido, sono facilmente aggredibili e dunque rapidamente digeribili e dunque assimilabili nel sangue con grandissima velocità.


Dunque che sia un monosaccaride come il fruttosio o la pasta, piuttosto che pane, l’indice glicemico sarà elevato. Ma essendo il fruttosio un monosaccaride al quale vi sono legate una serie di altre componenti come le fibre, ed altri composti, dimostra di avere un indice glicemico piu basso rispetto al semplice pane bianco.

Quello che abbassa moderatamente l’indice glicemico è quanto la molecola di glucosio proveniente dal cereale, risulta coperta da un guscio protettivo come per esempio la crusca. Ecco perché vengono suggerite farine integrali grezze.

Dunque come abbiamo appena visto mangiare pane, pasta, pizza ed altri prodotti contenenti farine raffinate è come attingere zucchero direttamente dalla zuccheriera, non vi è alcuna differenza.


Questo genera un potente rilascio di insulina e dunque attiva l’ormai nota infiammazione di basso grado, post prandiale evento che perdurerà almeno due-tre ore dopo il pasto.


Terminata la prima tornata di zuccheri di un pasto o uno spuntino, cosa facciamo nella nostra quotidianità?




A distanza di 3-4 ore da un pasto (sempre a base di carboidrati), generalmente si fa un'altra infornata di zuccheri, con un altro pasto.

In buona sostanza, Chiediamo al nostro sistema biologico Insulina, e poi ancora… Insulina, continuamente, senza sosta.


Mangiamo tanto e soprattutto una mole di carboidrati davvero sproporzionata rispetto alle fisiologiche necessità dell’uomo moderno.

Un ormone quello insulinico, voglio ricordarlo, non così abituato ad essere prodotto dalle cellule beta del pancreas, con questa assiduità, e in queste quantità, perché nella nostra lunga storia evolutiva di almeno 5 milioni di anni, non ci siamo quasi mai alimentati a zuccheri se non in piccole dosi e solo in determinati periodi ( stagioni estive).


Questo è avvenuto per il semplice fatto che, lo zucchero in natura, non è di facile reperimento.


Lo troviamo soprattutto sotto forma di frutta e verdura, ma queste due tipologie di cibo, ce lo forniscono esclusivamente in piccole dosi e non reperibile a tutte le latitudini.

L’assunzione continuativa di carboidrati e conseguente stimolo insulinico, attiva e sostiene l’infiammazione cronica di basso grado. Questa particolare condizione non più fisiologica, porta ad una graduale Resistenza all’Insulina, a causa di una serie di meccanismi, (di cui oggi non tratteremo) e che vedono coinvolti i recettori dell’insulina e quelli specifici delle citochine proinfiammatorie.


Nel tempo l’iper stimolazione delle cellule BETA del Pancreas, porta ad un progressivo esaurimento di questa tipologia cellulare per eccesso di ossidazione.

Il risultato finale si tradurrà in una maggiore difficoltà a veicolare il glucosio presente nel sangue verso l’interno delle cellule; è l’iperglicemia cronica.


Attenzione a questo aspetto: alta non significa necessariamente superare il valore 100 mmol/ L suggerito.


Di questo aspetto ne parlo in altri POST, oggi, per concludere, vorrei darvi uno spunto di riflessione:

Noi ci siamo evoluti e mantenuti per milioni di anni in costante restrizione calorica, e rari momenti di abbondanza, vivendo sostanzialmente attingendo dalle nostre (ridotte) scorte adipose.


I livelli di glicemia che abbiamo sempre mantenuto, per milioni di anni erano verosimilmente compresi tra a i 50 e i 70 mmol/l.

Un dato desunto, non da una constatazione clinica, ovviamente, ma dall’osservazione delle attuali popolazioni di raccoglitori cacciatori. Un dato sovrapponibile a quello di coloro che effettuano la dieta chetogenica (basso tenore di carboidrati).


Tutti questi soggetti sono paragonabili ai nostri antenati del periodo paleolitico.


La nostra lunga storia evolutiva ha plasmato i nostri meccanismi biologici su valori molto bassi di glicemia per restare in salute, dunque sarebbe opportuno mantenersi vicini a quel range e non semplicemente sotto il valore soglia di 100 mmol/L.


PROBABILMENTE MAGGIORE CONSIDERAZIONE DELL'EVOLUZIONE E DELLE REALI NECESSITA' ENERGETICHE DELLE ATTAULI POPOLAZIONI, SAREBBE UN BUON STRUMENTO PER RIVEDERE LA NUTRIZIONE RACCOMANDATA.


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