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OSTEOPOROSI : DUE STRADE TERAPEUTICHE DIVERSE

Nascimben Andrea





Nella malattia osteoporotica, il più delle volte l'approccio preferenziale rimane quello chimico-farmaceutico. Le motivazioni di questa scelta andrebbero ricercate in un modello formativo e culturale nel quale il farmaco risulta la via principale a prescindere.


Fortunatamente vi è un altro e sempre maggiore filone di ricerca, che vede nella nutrizione, dunque nel microbioma e nei diversi meccanismi fisiologici innescati, grandi potenzialità di prevenzione e cura.

Diversi dati si stanno accumulando in tal senso, ed oggi, in questo post, ne citerò qualcuno.





Via chimico-farmaceutica: Bisfosfonati


L’esatto meccanismo di funzionamento del principio attivo è ancora in fase di studio, anche se curiosamente questa ridotta conoscenza scientifica, non ha mai impedito la vendita del farmaco (purtroppo non è un caso isolato)

In linea di massima il meccanismo dovrebbe il seguente: I Bifosfonati contenenti azoto sono in grado di bloccare l'enzima farnesilpirofosfato sintasi. In questo modo non si generano dei metaboliti capaci di modificare una proteina in modo post traduzionale, la quale sarebbe deputata all’attivazione delle cascate kinasiche delle MAP . La conclusione è che si ottiene l’inibizione dell’osteoclasto portandolo all’apaptosi.

Lo stesso principio attivo viene utilizzato anche nei tumori delle ossa e in condizioni di ipercalcificazioni ossee (calcinosi).




Via biologica: SCFA e PROBIOTICI


In questo Post, mostriamo un ruolo finora poco noto degli SCFA sull'omeostasi ossea. Molti dati suggeriscono che l'omeostasi microbica nell'intestino associata a un'adeguata produzione di SCFA (acidi grassi a corta catena) è un importante elemento regolatorio nel determinare la composizione ossea, almeno nelle studi sperimentali su animali (1).


Quindi, non necessariamente le specie microbiche in sé, ma piuttosto la composizione di metaboliti microbici secreti, in particolare SCFA, sembrano collegare l'omeostasi intestinale a quella ossea (2-3).

Infatti il trattamento con SCFA, ha portato a una significativa riduzione degli osteoclasti che degradano l'osso, come mostrato dall'analisi istomorfometrica. Al contrario, i marker per la formazione ossea come il numero di osteoblasti, i livelli sierici di osteocalcina, il tasso di apposizione minerale e il tasso di formazione ossea per superficie ossea sono rimasti invariati.


L'aumento delle Treg ( sono cellule immunitarie con funzione regolatoria e il più delle volte antinfiammatorie) possono spiegare gli effetti ossei degli SCFA, poiché le cellule Treg hanno dimostrato di avere una capacità di inibire l’attività degli osteoclasti (4-5), dunque meno attività delle cellule che "degradano" l'osso.


Oltre all’integrazione diretta di SCFA, un'esposizione di 8 settimane a una dieta ricca di fibre ha portato ad un aumento della massa ossea e una riduzione della separazione trabecolare grazie ad un ridotto numero di osteoclasti (6) .