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OSTEOPOROSI: EFFETTI PREBIOTICI SULL'OSSO

Nascimben Andrea



Anche oggi la nostra attenzione ricade su un problema diffusissimo tra la popolazione, in particolare quella femminile, parliamo dell'Osteoporosi.

In altri post abbiamo descritto le grandi potenzialità offerte dagli acidi grassi a corta catena (SCFA) un prodotto del metabolismo batterico all'interno del nostro intestino, oggi vi illustreremo qualche dettaglio in merito all'importanza rappresentata dall'assunzione di fibre alimentari; i cosiddetti PREBIOTICI.



La disbiosi intestinale, definita come uno spostamento dell'equilibrio microbico dell'intestino verso uno stato malsano, è collegata a molte malattie e alla perdita ossea.


I batteri esprimono una varietà di geni che possono essere modulati in risposta ai cambiamenti nell'ambiente. Molti di questi geni forniscono informazioni per "generare" enzimi coinvolti nella produzione di metaboliti come acidi grassi a catena corta (SCFA, ovvero: butirrato), acidi grassi a catena ramificata, derivati ​​dell'acido biliare e vitamine.


La generazione di questi prodotti metabolici dipende dalla disponibilità del substrato. Questi substrati sono in parte forniti da prebiotici (come le fibre) sotto forma di ingredienti alimentari fermentabili non digeribili (dall'uomo) ( 1).


Ciò che costituisce un prebiotico potrebbe essere definito come "ingrediente alimentare metabolizzabile" dal nostro microbioma, perchè oltre ai carboidrati, bisognerebbe inserire anche i composti fenolici ( 12 ).

I prebiotici comprendono composti che si trovano in una varietà di alimenti come cicoria, aglio, porro, topinambur, tarassaco, banana, cipolla e crusca.

In molti casi, è necessaria una quantità significativa di cibo per ottenere evidenti risultati terapeutici, ma è possibile trovare in commercio prodotti con una maggiore concentrazione rispetto a quella che si potrebbe trovare in natura.





I prebiotici comprendono un ampio gruppo di oligosaccaridi non digeribili (NDO): polidestrosio, frutto-oligosaccaridi (FOS) ,inulina (che contiene FOS ed è spesso estratto dalla radice di cicoria), galatto-oligosaccaridi (GOS , prodotto da lattosio) e oligosaccaridi di soia (estratti dal siero di soia).


Negli ultimi 20 anni, molti studi hanno identificato un ruolo benefico dei prebiotici nel metabolismo dei minerali, in particolare il miglioramento dell'assorbimento del calcio sia nei roditori che nell'uomo ( 3 , 4).


I benefici possono anche essere osservati in condizioni patologiche, come per esempio, in caso di carenza di estrogeni, condizione in cui si riduce l'assorbimento del calcio. In topi da laboratorio l'asportazione delle ovaia aveva causato il calo degli estrogeni, ma la somministrazione di inulina e FOS, ha dimostrato di aver comunque aumentato l'assorbimento del calcio, nonostante gli scarsi livelli di estregeni.


In uno studio incrociato in doppio cieco, controllato con placebo, sei settimane di trattamento con FOS hanno aumentato l'assorbimento di calcio e magnesio nelle donne in postmenopausa (età media 72 anni +/- 6,4 anni) ( 6 ). Sebbene non tutti i soggetti abbiano risposto al trattamento, quelli con una densità ossea inferiore (punteggio T DEXA di -1,7) hanno assorbito più calcio e magnesio rispetto ai soggetti con un punteggio T medio di 0,2. È stato anche dimostrato che anche GOS aumenta moderatamente l'assorbimento del calcio nelle donne in postmenopausa (7 ).