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UNA VERA E PROPRIA PANDEMIA DI SOVRAPPESO E MALATTIE DIS-METABOLICHE

Andrea Nascimben





Dati raccolti da importanti istituti di ricerca e indagini epidemiologiche, mettono in evidenza un’esplosione di malattie dis metaboliche come diabete, sindrome metabolica, sovrappeso, malattie degenerative e autoimmuni con un Indice di prevalenza sostanzialmente sovrapponibile in tutti paesi del vecchio continente.





L’uso abnorme di carboidrati, si manifesta in Italia e in altri paesi del bacino mediterraneo attraverso l’assunzione di cereali, mentre negli altri paesi d’Europa (NORD) tramite un uso elevato di prodotti a base di zucchero (Dolci, zucchero raffinato, bevande dolci).

La sostanza è comunque la stessa, e gli esiti in termini di salute i medesimi.

Nel rapporto ISTAT Osserva Salute emerge che, in Italia, nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale, con un dato leggermente inferiore alla media europea, che registra un 48%.


Ma se inseriamo il dato del sovrappeso che coinvolge la fascia di età sotto i 18 anni (siamo i Primi in Europa) ci portiamo al di sopra della media Europea con un 51% della popolazione in sovrappeso e obesità.

Ma al di là dell’aspetto statistico, cerchiamo di capire perché di questa diffusione delle malattie.


Assumere zuccheri semplici o complessi, nella stragrande maggioranza dei casi, non modifica l’Indice glicemico (vedere video : Indice Glicemico/Carico Glicemico. Cosa significa).


Pasta, pane e pizza, soprattutto questi ultimi due, vengono definiti carboidrati complessi, ma hanno un indice glicemico elevatissimo addirittura maggiore di quello del saccarosio.


Perché questo? Per il semplice fatto che essere delle molecole complesse, ovvero composte da piu unità di glucosio legate insieme da legami chimici, non comporta necessariamente, una fatica aggiuntiva per i nostri enzimi digestivi semplicemente perchè questi polisaccaridi (nel caso dei cereali, parliamo di amido), sono facilmente aggredibili e dunque assimilabili nel sangue con grandissima rapidità.


E’ facile comprendere che si tratti di un monosaccaride come il fruttosio o che si ratti di pasta piuttosto che pane , l’indice glicemico sarà comunque elevato, ma essendo il fruttosio un monosaccaride legato ad una serie di altre componenti come le fibre, dimostra di avere un indice glicemico piu basso rispetto ad un pezzo di pane bianco.


Quello che abbassa moderatamnte il indice glicemico è quanto questa molecola di zucchero, risulta coperta da un guscio protettivo come per esempio la crusca o altra fibra.

Ecco perché vengono suggerite farine integrali grezze, le quali sono in grado di abbassare moderatamente l’indice glicemico.


E’ altresì vero che le farine cosidette integrali, il più delle volte, si tratta di farine raffinata alle quali viene aggiunta della fibra , ma essendo farine molto lavorate e finemente macinate, vengono facilmente aggredite dai nostri enzimi digestivi che le reneranno rapidamente assorbibili dal sangue.


Dunque come abbiamo appena visto mangiare pane, pasta, pizza ed altri prodotti contenenti farine raffinate è come attingere zucchero direttamente dalla zuccheriera, non vi è alcuna differenza.



Questo genera un potente rilascio di insulina e dunque attiva l’ormai nota infiammazione di basso grado, post prandiale, che perdura almeno due-tre ore.

Terminata questa prima tornata di zuccheri, e dunque di infiammazione, cosa facciamo generalmente ?


A distanza di 3-4 ore al massimo rifacciamo un'altra infornata di zuccheri , cioè di cereali e così non avremo fatto che alimentare, nuovamente, il meccanismo infiammatorio.


E' facile comprendere che all'interno di un simile circuito nutrizionale, non potremo che raggiungere la famosa condizone infiammatoria cronica di basso grado.


Chiediamo al nostro sistema biologico Insulina, e poi ancora Insulina, in in un prosecum senza fine, perché mangiamo tanto e soprattutto con una mole di carboidrati davvero sproporzionata rispetto alle fisiologiche necessità della specie.


Un ormone quello insulinico voglio ricordarlo non così abituato ad essere prodotto dalle cellule beta del pancreas, o almeno con questa assiduità, e in queste quantità, perché nella nostra lunga storia evolutiva (almeno 5 milioni di anni), non ci siamo mai alimentati a zuccheri se non in piccole dosi e solo in determinati periodi ( stagioni estive), semplicemente perché lo zucchero in natura non è facile reperirlo se non attraverso frutta e verdura.


Ma esclusivamente in piccole dosi e non a tutte le latitudini.


Noi oggi stiamo chiedendo al nostro povero pancreas un rilascio continuativo di insulina in dosi enormi.



Qual'è l ‘esito finale di una simile pratica ?


che si arriverà rapidamente all’esaurimento delle cellule beta pancreatiche, a causa di una graduale ossidazione e dunque morte per fine vita, ovvero le cellule avranno speso tutte le loro possibilità replicative e conseguentemente, nel corso del tempo, avremo raggiunto una sempre piu marcata deficienza insulinica.


Questo fenomeno è contestuale ad un altro fenomeno innescto fondamentalmente dall’uso continuativo di cibi a base di carboidrati quello dell’infiammazione cronica di basso grado.